2003 - Manifesto delle Televisioni Urbane - Mateo Pasquinelli

From Dominios, públicos y acceso
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Texto

1. Lo scenario: comunicazione indipendente e monopolio

A livello mondiale si sta diffondendo una nuova cultura dei media: ai tradizionali mezzi della comunicazione indipendente come radio e internet si aggiungono oggi migliaia di sperimentazioni di TV indipendenti, televisioni di strada e satellitari, web TV, canali tematici. Questo movimento di "video attivismo" prende forma come alternativa al monopolio statale e commerciale della televisione.

Riteniamo che oggi la società abbia la maturità democratica e il bagaglio culturale e tecnico per organizzare autonomamente nuovi modelli di comunicazione televisiva nella forma di Televisioni Urbane, ovvero di canali televisivi ad accesso pubblico su scala cittadina.

Il ritardo culturale italiano si deve confrontare con le esperienze europee nel campo dei media ad accesso pubblico che dimostrano come sia possibile costruire televisioni gestite direttamente dalla società in modo aperto e partecipativo.

2. Nuovi diritti: il Diritto all'Autogestione della comunicazione

La consapevolezza dei diritti della comunicazione si è evoluta: i diritti della comunicazione sono oggi rivendicati insieme a tutti gli altri diritti universali e di cittadinanza. Si vedano esempi come People's Communication Charter (www.pccharter.net).

Oggi questa consapevolezza si deve spingere oltre e riconoscere non solo il semplice diritto passivo all'informazione e alla comunicazione ma anche il diritto all'autogestione attiva della comunicazione all'interno di una nuova visione del dominio pubblico dei media.

3. Nuovi spazi: il Dominio Pubblico dei media

Il movimento della comunicazione sociale e indipendente in tutte le sue forme (dal video attivismo alle radio libere al Free Software) ha aperto uno spazio nuovo tra le maglie dei media tradizionali che ora necessita di "cittadinanza" e di riconoscimento del suo status culturale e politico.

La griglia culturale, politica, legale entro cui si cala questo movimento è uno spazio che definiamo dominio pubblico della comunicazione. Dominio pubblico significa una sfera che non appartiene né allo stato né al mercato ma alla società tutta e dalla società è gestito (da non confondersi con il "servizio pubblico" erogato dallo stato).

Gli attori che hanno più hanno contribuito all'allargamento del dominio pubblico devono lavorare alla sua riconoscibilità esterna e alla usa autorganizzazione interna. Si veda la campagna olandese Public Domain 2.0 (www.waag.org).

Il nuovo dominio autonomo della comunicazione deve essere riconosciuto e sostenuto dalle istituzioni in quanto alveo portante di una democrazia partecipativa e di un municipalismo nuovi. Le istituzioni devono finalmente coniare gli strumenti e le soluzioni per la transizione della società fordista in una società post-fordista basata sull'autonomia del sociale.

4. Nuove politiche: la cultura dei nuovi media

Le politiche istituzionali sui nuovi media contemplano solo la questione dell'accesso (in un'ottica di sostegno al mercato o di infrastrutture amministrative) e non ne colgono il valore come mezzi di partecipazione democratica e volano di cultura e innovazione (si vedano le sorti delle reti civiche italiane).

Le politiche culturali italiane investono solo sulla conservazione del patrimonio e non sull'innovazione come accade nel nord Europa. Questo deficit intellettuale considera i nuovi media solo come nuovi contenitori per vecchi contenuti. Occorre invece riconoscerli come autonome forme di cultura e incentivarne la sperimentazione sociale.

Una innovativa cultura dei media si è sviluppata in questi anni solo grazie a forme spontanee e indipendenti provenienti dalla società. Il ritardo delle istituzioni ha permesso che il movimento della comunicazione indipendente raggiungesse la massa critica per autorganizzarsi in soggettività autonome.

5. Nuovi media: la televisione incontra la rete

La rete ha rappresentato il periodo di scoperta e formazione ai media partecipativi. Ma è il medium televisivo ad occupare la centralità sociale, culturale, politica. Per questo urge progettare la sua democratizzazione e far incontrare il medium rete con il medium televisione. La televisione va considerata una nuova protesi ed estensione della rete. Ma per evitare nuovamente la ghettizzazione della comunicazione indipendente, l'orizzontalità della rete deve unirsi al potere "socializzante" della televisione.

Strategie della comunicazione indipendente sono: diffusione dell'accesso ai canali e alle tecnologie, proliferazione delle emittenti, produzione di contenuti alternativi. Per le Televisioni Urbane invece il punto nodale non è il controllo dei canali o dei contenuti ma la riconquista dell'enunciazione collettiva del messaggio, ovvero della dimensione pubblica del palinsesto.

Il medium televisione interessa solo ai fini di una sua destrutturazione in un nuovo medium partecipativo, trasparente, etico, in modo che la sua potenza sia indirizzata allo sviluppo culturale ed economico della cittadinanza e non ai fini del mercato o del consenso politico.

6. Nuova televisione: i canali ad accesso pubblico

Per questo occorre ideare la nascita di Televisioni Urbane nella forma di canali televisivi ad accesso pubblico e promuovere la partecipazione sociale e comunitaria a questi canali.

Per accesso pubblico intendiamo un canale tv non solo accessibile ma gestito dalle comunità che compongono la vita sociale della città. L'accesso pubblico ha senso se viene usato per un palinsesto collettivo e non per un palinsesto gestito dall'alto.

Per televisione comunitaria intendiamo una televisione che non si limiti al semplice accesso pubblico e ad un retorico esercizio di libertà di espressione (open publishing) ma che sappia fare società e costruire legame sociale (community access e non semplice open access).

Le Televisioni Urbane si basano su una partecipazione sociale diffusa, non coinvolgono solo mediattivisti e professionisti della comunicazione (come accade in molte sperimentazioni).

Le Televisioni Urbane seguono uno statuto etico e una missione sociale salvaguardati da una Carta Etica, in cui sono riconosciuti e rispettatti tutti i diritti e i doveri di una comunicazione partecipativa.

7. Nuovi contenuti: dal palinsesto nazionale al palinsento urbano

Le Televisioni Urbane sono televisioni a tutti gli effetti che fanno informazione, intrattenimento, cultura e che sanno costruire una narrazione collettiva quotidiana in cui una intera società si riconosce e si confronta. Le televisioni urbane riconquistano il palinsesto come forma di narrazione collettiva. Al palinsesto nazionale spina dorsale del consenso e dei ritmi della società viene sostituito un palinsesto urbano costruito dal basso.

Cuore delle Televisioni Urbane è il Palinsesto Comunitario che rispecchia tutta la compagine sociale, lasciando i suoi spazi all'autogestione diretta delle comunità e dei singoli soggetti. Il Palinsesto Comunitario organizza anche spazi di confronto e incontro per creare nuovo tessuto democratico.

Il Palinsesto Comunitario rispetta le forme più radicali e anticonformiste di espressione.

8. La città: la televisione innestata nel tessuto sociale

La città è la dimensione nuova con la quale si deve confrontare la comunicazione indipendente: non per la scala ridotta ma perché la città è il primo grado di costruzione della società. A questo livello la televisione può innestarsi facilmente in ogni settore della vita sociale, culturale, civile, economica. La Televisione Urbana si rivela un prezioso strumento e modello del municipalismo partecipativo.

La comunicazione indipendente deve cessare di considerare il movimento come enunciatore primo della comunicazione libera e prepararsi a fare società e conquistare gli spazi del quotidiano. Il fine di questo manifesto è trasformare un fermento di innovazione mondiale in un moto che costruisca società reale.

9. Il modello economico: media non profit e cooperativi

Nuove forme di comunicazione sociale sono credibili e alternative al monopolio solo se si dotano di autonomia economica. La comunicazione indipendente deve evitare gli errori del passato: nella sua storia ha creato rotture e inventato nuovi media e consumi che poi è stata incapace di gestire e ha visto recuperati dal mercato (si vedano le radio libere degli anni '70 che in Italia aprono il campo alle radio commerciali).

Le Televisioni Urbane seguono uno statuto non profit e di cooperazione sociale, dove gli utili vengono reinvestiti per nuove produzioni e progetti ai fini della collettività. "Editore" è la cittadinanza stessa e non i privati o le istituzioni pubbliche.

Le Televisioni Urbane funzionano come meta-medium dell'economica locale in una prospettiva post-fordista: innescano un volano per l'economia del multimediale, valorizzano le produzioni locali, realizzano una economia dei contenuti a vocazione sociale.


10. Il modello politico: l'autonomia della società

Le Televisioni Urbane nascono per iniziativa della società e non delle istituzioni o del mercato. Le politiche istituzionali devono riconoscere l'autorganizzazione nel campo della cultura e dei media e guardarsi dalle simulazioni di "società civile" e "comunicazione sociale" ad uso politico o commerciale.

Le Televisioni Urbane inaugurano un nuovo rapporto della società con i soggetti economici e istituzionali che fa saltare le vecchie strutture verticali di mediazione e rappresentanza per far posto a nuove reti orizzontali e autonome, più adatte a gestire la società contemporanea post-fordista. Privati e istituzioni sostengono l'autonomia del sociale.


AZIONI


1. Urban TV Bologna

A Bologna viene lanciato il primo progetto italiano di canale televisivo ad accesso pubblico che prende il nome di Urban TV. La cittadinanza delle maggiori città italiane è invitata a dotarsi di Televisioni Urbane che trasformino il fermento del media attivismo e della comunicazione sociale in un processo costituente e duraturo, con la prospettiva di formare un network italiano ed europeo. Il progetto bolognese rappresenta un prototipo sperimentale per tutte le altre città italiane. Urban TV Bologna prende corpo attraverso tre primi passaggi:

Costituzione di una associazione non-profit per organizzare le strutture produttive e il forum degli utenti e delle associazioni che sostengono il progetto. Apertura di un sito internet (www.rekombinant.org/urbantv) per rendere il processo di progettazione e organizzazione collettivo e aperto. Lancio di una campagna sociale per coinvolgere tutti gli attori sociali e sensibilizzare ad una nuova cultura civica dei media e della televisione.


2. Campagna Dominio Pubblico 2.0

Dominio Pubblico 2.0 è il nome della campagna culturale di Urban TV Bologna per introdurre nuovi strumenti e idee per una moderna cultura dei media. Dominio Pubblico 2.0 si struttura su tre piani di azione:

Dominio Pubblico 2.0 - Per una nuova cultura dei media Campagna per promuovere nel dibattito politico e culturale il concetto di dominio pubblico dei media come pilastro centrale di una nuova democrazia ed economia dei media. Urban TV rappresenta solo una parte di una più ampia piattaforma sulla cultura e la comunicazione che sarà sviluppata a Bologna.

Dominio Pubblico 2.0 - Fibra ottica ad uso civico Campagna per l'utilizzo ad uso civico, culturale, sociale, non profit della fibra ottica depositata sul suolo pubblico e lasciata inutilizzata. La campagna propone l'ideazione di una Rete Civica su Banda Larga che a Bologna prende il nome simbolico di Iperbole 2.0.

Dominio Pubblico 2.0 - Per una economia sociale del multimediale Campagna per pensare la transizione dell'economia della città da un modello fordista ad un modello post-fordista. La Campagna introduce concetti come Economia della Creatività, Economia Sociale del Nuovi Media, Autorganizzazione del Lavoro Cognitivo.


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Fuentes

Enlaces

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Wayback Machine: https://web.archive.org/web/20030621184706/http://urbantv.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=33